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Luciano Parisi - About me

Luciano Parisi nasce artisticamente negli anni 80 quando, lasciata Firenze, appena giunto a Roma, sente l’improrogabile esigenza di esprimere il suo grande eclettismo ancora in embrione. Non ancora consapevole del rilevante potenziale artistico ed umano, che verrà ben presto sviluppato in innumerevoli settori, dal teatro alla fotografia, dal design d’arte alla creazione di costumi per il cinema, la sua ricerca personale sembra più legata al recupero delle proprie radici culturali, la madre lavorava come ballerina in tv negli anni 50 e in tale senso può definirsi figlio d’arte, e all’innata propensione per il bello, che poi lo spingerà a un attento studio sull’immagine.

Da qualche mese a Roma si iscrive alla scuola di teatro di Leo de Berardinis. L’importanza della sua prima formazione, aldilà della sua valenza in sé, di quella del maestro, e del suo amore per l’arte del teatro (frequenterà in seguito presso l’Ateneo dell’università di Roma  il biennio della scuola d’improvvisazione tenuto dal professor Di Cori e a Montalcino la Scuola internazionale di teatro di Edoardo De Filippo), è legata a quella che potremmo definire “la reale acquisizione del valore e della coscienza delle proprie capacità artistiche ed umane”. Ciò che più gli preme è esprimere se stesso.

Questa che col tempo diverrà la sua più grande priorità lo porterà a fondare un’associazione artistica, tra le più importanti a Roma in quel decennio, l’Art Production, coadiuvato da altri compagni di ventura (tra i quali vogliamo ricordare Giorgio Gigliotti, Pino Strabioli, Damian Jankovic, Antonio Marcasciano, che oggi stanno percorrendo strade differenti,  televisione, teatro e campo editoriale). Lo studio Art Production diverrà una fucina di artisti e di giovani promesse e Luciano Parisi si scoprirà un moderno mecenate, imprenditore di se stesso e di chi crede nel progetto. L’associazione raccoglierà intorno a sé artisti nuovi e originali (tra i quali vogliamo ricordare Vladimir Luxuria, Serafino Iorli, Ciro Cascina, Luigi Patano, Massimo Crisafulli, Marò D’Agostino, Daniela Amenta, Klarita Pandolfi, Marcello Frajoli, Paolo Bielli) e darà vita a un’esperienza irripetibile legata alla genialità dei personaggi che ruotano intorno al laboratorio del Testaccio e alla peculiarità dei tempi.

Parisi, convinto che bisogna conquistare i propri spazi nel panorama cittadino e in quello nazionale, per oltre cinque anni, produrrà centinaia tra rassegne di teatro, moda, danza, musica, serate in discoteca, in cui rivoluzionerà il modo di aggregarsi, portando in luoghi come Piper, Hysteria, Black Out ecc. le performance d’arte. La discoteca diverrà il luogo in cui si potranno fare incredibili esperienze, crescendo e maturando. La ricerca dell’immagine, nella sua accezione artistica (ciò che si è profondamente, senza deroghe alle mode del momento), lo porterà a riversare le sue più forti convinzioni anche in politica, la cui formazione giovanile risale all’esperienza universitaria di Urbino e nell’attivismo gay, lavorando con il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, in anni in cui militare è difficile ma al tempo stesso formativo.

D’altronde, anche l’esperienza dell’omosessualitĂ , Parisi la vive in maniera personale, artistica, nel suo senso piĂą profondo, come affermazione di se stessi (lo si potrebbe definire il precursore dell’orgoglio omosessuale). Non c’è alcuna differenza tra le diversitĂ  che ne permeano la vita, omosessuali, punk, dark, rock’and billy, sono tutti la stessa faccia della medaglia, espressione della propria libertĂ  e in quanto tale, rivelazione d’arte. Parisi è come invasato dalla voglia di fare e di produrre e percorre varie strade scombinandone regole e principi. Le sue animazioni nei campeggi diventano happening artistici che stravolgono ma al tempo stesso affascinano i gestori ed i clienti, così come le feste nelle piĂą snob ed elitarie discoteche, sconvolte da quella troupe di artisti folli e anticonformisti che segue sempre “il vate” dovunque egli vada e qualsiasi cosa faccia.

Verso la fine degli anni 80, l’esperienza inizia a stargli stretta e proprio sul finire del decennio si trasferisce a Londra laddove tutte le avanguardie dell’Europa nascono e s’incontrano.

Ricalcando quel copione che l’ha portato a fare grandi cose a Roma, assorbendo gli stimoli e le idee innovative dei primi anni 90, decide di concentrare le sue vulcaniche energie in campo fotografico, settore che da sempre l’ha ammaliato, sin dalle prime esperienze con l’Art Production e che ha praticato da neofita. Frequenta il Paddington College e i suoi corsi di performing art, acquistando quella grande capacità tecnica e affinando quella sensibilità che metterà a frutto dapprima a Londra, organizzando varie mostre e poi in Italia, rientrato dopo un intenso periodo di quattro anni. Parisi lascia la capitale inglese, nonostante Londra abbia ormai iniziato a offrirgli numerose opportunità professionali, per un motivo incredibilmente semplice e che rispecchia il suo modo di vivere la vita, il suo mondo pubblico e privato, che racchiude la sua filosofia: “Mi manca troppo la bellezza per le strade” confiderà ai suoi amici. La ricerca del bello, lo studio dell’immagine è il filo conduttore che lo riporta a Roma.

Appena giunto nella metropoli italiana, continua ad allestire mostre fotografiche, fondando insieme al pittore e scultore Giovanni Lamorgese una casa di design per cui progetta e realizza oggetti d’arte per la casa. Ma la voglia di confrontarsi direttamente con il pubblico, di creare ed organizzare eventi culturali lo porterà a impegnarsi nuovamente nel mondo dello spettacolo e a gestire quegli incontri in discoteca diventati un vero e proprio cult, prodotte dal Circolo Mario Mieli e ideate da Gigliotti e Simonetti, (il primo, il suo vecchio compagno d’Art Production), Mucassassina. In breve tempo recupera e ne accresce pubblico e prestigio, dando la sua impronta inconfondibile, di grande dinamismo artistico e di forte impegno politico. Anche in questo caso il suo genio originale segna la cronaca dei tempi. Le serate, in cui è nuovamente coniugato il suo impegno sociale (lotta e prevenzione all’Aids) e le provocazioni più sfrenate all’insegna di sesso ed erotismo (modelli completamente nudi sopra i cubi, video porno e sesso simulato), sconvolgono la città più papalina ed ipocrita del mondo occidentale. Ma, come è peculiare del suo carattere vulcanico e della sua curiosità artistica, lascerà il ruolo di organizzatore di Muccassassina nelle mani di Wladimir Luxuria, continuando a dedicarsi alla sua casa di design-fotografia e all’organizzazione di feste e di spettacoli, diventando tra l’altro direttore artistico della famosa discoteca romana Alien.

Al tempo stesso inizierĂ  a firmare cortometraggi e lungometraggi come costumista incontrando artisti del calibro di Carlo Poggioli, SasĂ  Salzano, Massimo Pieroni e Antonio Marcasciano.

In questa fase inizia la collaborazione con la Galleria Serpenti in qualità di direttore artistico, costruendo eventi itineranti monotematici e coinvolgendo artisti dell’avanguardia romana. La Galleria diventa così non solo un contenitore espositivo ma si trasformerà in una vera e propria vetrina dell’opera eclettica di Parisi, che ormai si muove in vari settori produttivi, tra fotografia, realizzazione di arazzi, design e video d’arte. E’ tutto il quartiere Monti che viene coinvolto in un progetto di collettive, tra scuole e spazi nuovi reinventati per l’occasione, collaborando con Alessandro Casanova e Giuliana Liberatore.

Ma ormai questa esperienza sembra satura, senza stimoli creativi e grazie a un importante evento che organizza, il Pride del 2007, Parisi incontra il collettivo politico Acrobax che gestisce uno spazio occupato, l’ex Cinodromo a San Paolo e da quel momento comincia una collaborazione che dura 7 anni e che metterà al centro della sua produzione un lavoro collettivo di arte e musica elettronica, gestendo insieme a Emanuele Femmia un laboratorio che si chiamerà Acrobax Expo.

Così da un lavoro durato due anni, svolto in un quartiere borghese e modaiolo considerato politicamente e artisticamente soffocante, in quanto “restrittivo per il pensiero libero dell’artista e condizionato dall’esigenza di produrre per vendere più che per esprimersi” Parisi si ricicla come l’arte che produce nel suo laboratorio in cui tutti possono raccontarsi liberamente, non vincolati dalla legge del mercato. Vive finalmente uno spazio liberato a lui più congeniale, mette a frutto la sua esperienza, anni di crescita in un vorticoso divenire, l’incontro do ut des tra mondi che non trovano espressione nelle gallerie riconosciute, una fucina di artisti che provengono da tutta Italia che vedono l’arte come contestazione sociale e che la utilizzano come elemento di denuncia per creare nuove espressioni non rappresentate nelle sterile ufficialità delle gallerie italiane più ortodosse. Si formano gruppi e collettivi come il Cromodrop e si avviano collaborazioni con artisti quali Alessio Rota,negli stessi anni cresce la propria formazione politica con l’incontro e lo sviluppo delle attivita’laboratoriali all’interno del collettivo Avcrobax,con Valerio Balzanetti,Cristiana Gallinoni,Cristian Sica,Diego Ferraris,Dario Biagetti,Stefanil Brandon degli Allreds ,Federica Porcarelli,Mattia Tombolini, Lorenzo Fabbricatore,lo studio Renoize e molti altri.

Se il termine “artista” è altamente inflazionato e alcune volte può sembrare banale o presuntuoso, nel caso di Luciano è quasi implicito, direi congenito. Non saprei altrimenti come potere definire una vita dedicata alla scoperta di se stesso e del mondo circostante con occhio talmente personale e sorprendente.